Questo articolo vuole chiarire un principio fondamentale per poter procedere nello studio e nell’applicazione della normativa.
In Italia è diffusa una credenza che il 90% dei Tecnici e degli imprenditori perorano, detta credenza è il presupposto che la normativa si debba sempre e comunque interpretare.
Che significa interpretare?
Interpretazione:
L’interpretazione della norma giuridica consiste nell’attribuire alla norma un significato secondo criteri fissati dalla legge e in base alla volontà del legislatore. L’interpretazione può essere distinta in base al metodo e in relazione ai soggetti.
In base al metodo può distinguersi in:
– interpretazione letterale: cercare di capire una legge comprendendone il significato delle parole. Infatti molti termini giuridici si discostano dal significato usuale delle parole.
– interpretazione teleologica o logica: dove si deve tener conto della legge e del legislatore.
– Interpretazione sistematica: bisogna conoscere le altri leggi perché le leggi si interpretano le une per mezzo delle altre.
In base ai soggetti può invece distinguersi in:
– interpretazione autentica: si ha quando l’organo legislativo per chiarire il significato di una norma, ne emana un’altra che spiega o integra il disposto della precedente. È vincolante per tutti i soggetti, quindi obbligatoria e viene fatta dal legislatore.
– Interpretazione giudiziale: è dei giudici che attribuiscono significato alle norme, o identificano i principi generali applicabili al caso specifico, quindi obbligatoria solo per i processi.
– Interpretazione dottrinale: si distingue da quella giudiziale perché sono gli studiosi del diritto a fornire un’interpretazione della norma. Non ha valore vincolante, cioè non è obbligatoria perché riguarda modelli teorici, sulla base della quale i giudici attingono l’applicazione della norma, e quindi la redazione della sentenza.
Questo motivo è alla base della mole immensa di BUROCRAZIA, Decreti, DPCM, Leggi, Circolari, Accordi Stato Regioni, ecc… così complicati da leggere e così numerosi che nemmeno la categoria di noi addetti ai lavori riesce spesso a seguirne la promulgazione, figuriamoci il “cittadino” che deve far fronte ad una valanga di incombenze di cui spesso non comprende minimamente l’utilità.
A differenza della moltitudine di lamentele e rimostranze verso lo stato, sono convinto che la burocrazia sia strettamente connessa all’impreparazione dei tecnici che IGNORANO la normativa e le sue mille sfaccettature.
Ci concentriamo sulla maniera di aggirare la norma, mentre basterebbe studiare a fondo la legge per applicarla in maniera concisa e puntuale, senza cadere in lungaggini burocratiche che spesso generano una serie di errate valutazioni.
La regola n°1 connessa alle normative è che: “La Legge è Legge perché si LEGGE!” ebbene si; è scorretto fare elucubrazioni fantasiose sulle strane volontà profuse fra le righe della normativa.
Errata applicazione dell’interpretazione letterale.
È strano che la maggioranza delle persone dia retta al primo giurista della domenica che passa e legge una norma, potremmo citare Cugini illuminati ed il famigerato vicino di casa che sa sempre tutto…
Come mai diamo retta alla massa? diamo retta al primo che formula un’interpretazione?
Lo dobbiamo al cosiddetto Bias di conferma: a ciascuno di noi piace essere d’accordo con le persone che sono d’accordo con noi e ciascuno di noi tende ad evitare individui o gruppi che ci fanno sentire a disagio: questo è ciò che lo psicologo B.F. Skinner (1953) ha definito “dissonanza cognitiva”. Si tratta di una modalità di comportamento preferenziale che porta al bias di conferma, ovvero l’atto di riferimento alle sole prospettive che alimentano i nostri punti di vista preesistenti.
Molto simile al bias di conferma è il bias di gruppo, che ci induce a sopravvalutare le capacità ed il valore del nostro gruppo, a considerare i successi del nostro gruppo come risultato delle qualità dello stesso, mentre si tende ad attribuire i successi di un gruppo estraneo a fattori esterni non insiti nelle qualità delle persone che lo compongono.
Queste tipologie di distorsioni cognitive possono risultare poco chiare a chi viene valutato, il quale spesso non comprende le basi sulle quali la valutazione si fonda e nota, d’altra parte, un’eccessiva intransigenza di pensiero.
Se esaminiamo gli studi moderni effettuati per mezzo dei dati raccolti dalle piattaforme social, ci accorgeremo che la soglia di attenzione media delle persone di ogni genere ed età è scesa drasticamente, tanto da soffermarci nella lettura del solo titolo di articoli e/o notizie.
Spesso siamo portati a leggere i primi commenti postati sotto un video o un articolo e su quella base ci facciamo un’idea alla quale applicare i succitati Biases.
Vorrei focalizzarmi sul principio che è necessario STUDIARE la normativa senza presunzione alcuna.
Potreste scoprire di aver dato ascolto ad una massa di ignoranti [L’ignoranza: (dal latino ignorantia, a sua volta derivato dal privativo in e dal verbo greco gnorizein (conoscere) quindi letteralmente “mancanza di conoscenza”) è la condizione che qualifica l’ignorante, colui che ha trascurato la conoscenza di determinate cose che si potrebbero o dovrebbero sapere.
Nell’ambito di un sapere “obbligatorio” rientra la conoscenza della legge che non è consentito ignorare. La locuzione latina “ignorantia legis non excusat “ esprime sinteticamente la massima giuridica riguardo alla presunzione di conoscenza della legge. Il suo significato è: «La legge non scusa gli ignoranti»: si presume infatti che la legge sia sempre disponibile alla conoscenza della generalità dei cittadini. Il criterio, salvo eccezioni, viene giudicato ineludibile dalla giurisprudenza.] e potresti scoprire che la sicurezza sul lavoro è molto più semplice di quanto ti abbiano raccontato, potresti scoprire di aver ascoltato dei colleghi che hanno mal interpretato la norma e che hanno perpetrato uno stereotipo errato per l’applicazione della normativa, creando delle situazioni risibili e molto squalificanti per la tua carriera lavorativa.
Per i Biases che ho citato in questo articolo potresti esserti fidato dell’interpretazione e l’applicazione pratica, messa in atto da un committente molto autorevole con il quale è difficile discutere e ragionare su particolari applicazioni delle norme, e avendo accettato il loro modus operandi ne hai recepito le stesse posizioni, senza discuterne la veridicità… cosa sbagliatissima, perché non conosci le ragioni che abbiano portato il Servizio di Prevenzione e Protezione ad adottare determinati accorgimenti che sicuramente non sono replicabili in tutte le situazioni lavorative (ad esempio prendiamo la procedurizzazione dell’art. 26 e i relativi documenti per il D.U.V.R.I. che non sono replicabili in tutte le organizzazioni allo stesso modo), non hai nozione del reale ciclo lavorativo e della Valutazione del Rischio ad esso associata.
Puoi crearti un processo di studio inverso per comprendere le scelte e l’applicazione della normativa rispondendo alle domande:
Come?
Dove?
Quando?
Perché?
solo quando hai trovato queste risposte puoi definire corretta una modalità di applicazione della norma e soprattuto, solo in quel momento, puoi dire di aver chiara la norma.
IN DEFINITIVA CHI INTERPRETA LA NORMATIVA?
La normativa può essere interpretata solamente da:
- il Giudice;
- la Cassazione;
- l’interpello del ministero del lavoro;
Di seguito lascio un link del Ministero del Lavoro per chi volesse avventurarsi alla ricerca di nozioni e chiarimenti diretti, solo vi avverto che per la massima espressa in questo articolo, che spiega come la norma si LEGGA, troverete i chiarimenti dell’interpello spesso molto in linea con il testo originale.
In rarissimi casi si avranno veri e propri chiarimenti, e solo nei casi in cui le domande siano poste nella maniera corretta; si… il problema spesso sono le domande.
Il Link per scaricare e studiare gli interpelli direttamente dal sito del ministero del lavoro: https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/Pagine/Documenti-e-Norme-Ministro.aspx
Se hai necessità di ulteriori chiarimenti o dubbi puoi contattarmi.
Dott. TPALL Armando Sborgia
